PAOLO DE SANCTIS

Sono nato nel 1975 (la mia patria è il tempo), mi chiamo Paolo De Sanctis (come Brizio, Francesco, Fabrizio, Alessio & Giacomo, mio Bisnonno, mio Nonno, mio Padre, mio Fratello e mio Figlio), mi esprimo in italiano (e mi piacerebbe farlo con la stessa scarsa naturalezza in latino e in spagnolo di Sud America). Mi piacciono le parentesi e le digressioni all’interno delle quali perdermi, nascondermi, naufragare. Sono fondamentalmente un giovanotto ora magro, normale e antipatico (o normalmente antipatico). Nei miei finora 35 anni (quelli di Dante ai tempi della perdizione nella Selva) non ho più o meno fatto altro che stare a scuola con un foglio protocollo davanti. Faccio le cose che fanno molti (sono normale, l’ho già detto); mi piacciono le cose che piacciono a tutti, menzione particolare per le storie ben raccontate, le G, i fari, la tabellina dei 7 Nani, Publio Ovidio Nasone, le sorprese, la stanchezza dei muscoli massacrati dalla fatica, le persone a cui voglio bene, la plastica, gli album Panini dei mondiali, gli scalini, l’amatriciana con o senza cipolla, gli eroi mascherati e non, (…), gli ecc., le cartoline, il sonno del giusto, le inutili collezioni, il calcio (orobico e non) degli anni '90 in Italia, le proposizioni relative, Roma, Spezzano & Bogotà, le liste.
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