RUMORI FUORI SCENA
LA COMMEDIA
Con Noises Off (Rumori fuori scena) Michael Frayn smonta
spietatamente il giocattolo del teatro per farci vedere come funziona. Nasce
così, nel 1982, un’opera assolutamente originale, concepita per
eccitare il voyeurismo del pubblico mostrando tutto ciò che non si
dovrebbe mostrare di una rappresentazione teatrale. Tradotta e rappresentata
praticamente in tutto il mondo, questa “commedia nella commedia”
è allo stesso tempo una farsa irresistibile, una prova di bravura per
qualsiasi compagnia e una dichiarazione d’amore per il teatro.
Come altre macchine sceniche firmate da Frayn è un lavoro corale, scritto per un cast senza primi attori né comparse, per dipingere la vita di un gruppo di professionisti alle prese con gli inconvenienti del loro mestiere. L’antico ma immortale stratagemma del “teatro nel teatro”, caro alla drammaturgia elisabettiana, sdoppia le atmosfere soprattutto nel primo atto. Al realismo semiserio delle scene che illustrano la vita degli attori, caratterizzate da una minuta osservazione psicologica, si sovrappone la comicità facile, da pochade, di Nothing On (Con niente addosso), la farsa che la sciagurata compagnia diretta dal regista Lloyd Dallas rappresenta con esiti tragicomici nel secondo e nel terzo atto.
Quando a metà degli anni Ottanta vidi un allestimento di Rumori fuori scena al teatro Vittoria di Roma rimasi colpito soprattutto dalla sua apparente vacuità. Riproporre il testo vent’anni dopo, in un’epoca in cui il teatro soccombe alle “multisala” e la responsabilità civile dell’attore di prosa sembra una necessità ineludibile, mi sembra una provocazione bella e buona. Non c’è modo migliore per negare la crisi del teatro che metterla in scena.
Fabio Colagrande